giovedì 19 gennaio 2017

La scomparsa di Eleanor Rigby

Post #7.



Era il 5 agosto 1966 quando nei negozi di dischi del Regno Unito compariva Revolver, settimo album dei Beatles che ad oggi viene considerato come uno dei lavori più riusciti della celebre band inglese, tanto che nel 2003 la rivista Rolling Stones lo ha inserito al 3° posto della classifica dei 500 migliori album di sempre (al 1° Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band). Dopo la sarcastica Taxman, nella quale i Fab Four esprimevano tutto il dissenso verso la "supertassa" che mangiava il 95% delle loro entrate totali ("There's one for you, nineteen for me") introdotta dal governo laburista di Harold Wilson ("Yeah, i'm the taxman"), come seconda traccia del disco c'è Eleanor Rigby. Scritta da Paul McCartney e arrangiata con un ottetto d'archi dal produttore George Martin, Eleanor Rigby è un brano sulla solitudine ("Look at all the lonely people") che ci parla di una donna sola e triste, che cela la propria condizione dietro una maschera, "indossando la faccia che di solito conserva in un vaso vicino alla porta", perché nella società in cui vive la solitudine è una colpa che nessuno può permettersi. La Eleanor del film è diversa da quella della celebre canzone; non è britannica ma statunitense, non raccoglie riso dopo i matrimoni ma decide di lanciarsi da un ponte nel fiume Hudson.
L'esordiente Ned Benson presentò all'edizione 2013 del Toronto International Film Festival, e successivamente (nel 2014) alla 67ima edizione del Festival di Cannes, il suo biglietto da visita, ossia La Scomparsa Di Eleanor Rigby, uno dei progetti cinematografici più interessanti del recente periodo.
La morte di un figlio di pochi mesi manda in frantumi il matrimonio di una giovane coppia. Il felice quadretto familiare crolla sotto i colpi dell'incontenibile dolore che rende impossibile ogni tipo di comunicazione. Dopo il tentato suicidio, Eleanor va via di casa nella speranza di ritrovare se stessa, lasciando Conor con tante domande e poche certezze.
Jean Renoir disse "al cinema non importa la storia, importa come la racconti". La Scomparsa di Eleanor Rigby è un film diviso in due parti (o due film che formano un'opera unica), Lui e Lei, che dunque analizza il tema della rottura di coppia sia dal punto di vista di Conor (Him, che va visto per primo) che di Eleanor (Her). Esiste una terza versione, ossia Loro (Them), che attraverso una corposa scrematura (circa 90 minuti di girato non sono presenti) unisce le altre due versioni; si tratta semplicemente di una mossa atta a rendere maggiormente vendibile il film. Benché Loro risulti valido, tradisce lo spirito originale dell'opera, per cui ne consigliamo la visione, per completezza, solo dopo Lui e Lei.
Il tramonto di una relazione visto, nonché vissuto, da due prospettive diverse dà vita ad una riflessione, non semplicemente sul rapporto di coppia e sulle relative ed inevitabili difficoltà, ma sulle capacità e possibilità di comprendere realmente l'altra persona, sullo scarto esistente tra modi di reagire ed interpretare gli eventi in due individui profondamente legati. Ciò avviene attraverso piccole differenze nelle frasi, nei gesti, negli sguardi, inserite sapientemente nelle due pellicole, creando così tra queste lievi ma significativi scostamenti. L'intera opera ruota su un discorso che diviene sempre più chiaro man mano che si prosegue nella visione, ovvero: spesso nessuno ha colpa per ciò che accade; non c'è chi sbaglia, nessuno ha torto o ragione, ma ognuno ha le proprie di ragioni. Se nella prima parte (Lui) ci immedesimiamo in Conor, percependo nell'atteggiamento di Eleanor una sorta di egoismo, nella seconda (Lei) questa sensazione viene totalmente spazzata via. Non c'è egoismo ma solo (una maggiore) difficoltà nel metabolizzare un dolore. Il tutto si lega ad un discorso sulla memoria, sul ricordo, sul contrasto tra necessità di andare oltre e paura di dimenticare ciò che è stato, tra il voler proseguire e il disperato desiderio di voler tornare indietro. Benson ci racconta una storia semplice e lo fa con estrema onesta. Lui è la parte più vivace e dinamica del racconto, Lei quella più melanconica e riflessiva, rispecchiando così perfettamente le personalità dei due protagonisti. Tra Conor ed Eleanor (personaggi davvero ben caratterizzati) c'è una sinuosa sinergia, anche quando sono distanti (mentalmente e fisicamente).
Jessica Chastain (prova vivente che la perfezione esiste), che oltre a figurare tra i produttori della pellicola si cimenta nell'interpretare El, è stata legata sentimentalmente a Ned Benson per un lunghissimo periodo di tempo; viene lecito pensare che i due abbiano inserito molto del proprio trascorso personale all'interno del film (originariamente il ruolo di Eleanor era decisamente marginale, si vocifera sia stata proprio la Chastain a premere affinché il personaggio venisse ampliato, nonché a suggerire di dividere l'opera in due parti). Benson, autore anche della sceneggiatura, pecca però nella caratterizzazione dei personaggi secondari, che sebbene risultino comunque funzionali e mai delle semplici macchiette, cadono un po' nei classici stereotipi del cinema indie americano.
La regia valida ma un po' acerba, con numerose carrellate che seguono i personaggi mentre si muovono per le strade di New York, la fotografia splendida, che passa da colori freddi a sfumature calde per enfatizzare lo stato d'animo dei protagonisti, la colonna sonora di Son Lux (nome d'arte di Ryan Lott), con una soundtrack che spazia dal moderno al semi-classico americano (e che merita un posto nel nostro lettore mp3), e due attori protagonisti davvero bravi (Chastain e McAvoy sono delle certezze), concorrono a creare una pellicola (anche se in realtà il tutto è girato in digitale) davvero splendida, dotata di una sorprendente e sottile intensità emotiva, in grado di toccare lo spettatore disposto a immergersi nel racconto. Ciò che resta è un retrogusto agrodolce, un misto di nostalgia e sommessa felicità. Un opera poco conosciuta nel nostro paese, dove non ha ricevuto alcuna distribuzione cinematografica, uscendo direct-to-video. La Scomparsa Di Eleanor Rigby è un film che consigliamo caldamente a chiunque stia leggendo, perché (secondo noi) il cinema è sopratutto questo, un qualcosa di piccolo e delicato.

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