Post #8.
Incassate le dure stroncature lanciategli da gran parte di critica e pubblico per L'uomo d'acciaio, e preso atto del successo al botteghino inferiore alle aspettative (668 milioni non sono pochi ma ci si aspettava di sfondare il muro del miliardo), la Warner Bros. prosegue nella presentazione/delineazione del suo universo cinematografico dedicato ai supereroi in calzamaglia della DC Comics, portando in sala nel marzo del 2016 il secondo capitolo di questo franchise, ossia Batman v. Superman - Dawn of Justice, con Zack Snyder sempre saldamente al timone.
Dopo la distruzione provocata a Metropolis dallo scontro tra Superman (Henry Cavill) e il generale Zod (Michael Shannon), il miliardario Bruce Wayne (Ben Affleck), che segretamente opera a Gotham nei panni del vigilante mascherato chiamato Batman, decide di impiegare ogni sua risorsa per fermare l'ultimo figlio di Krypton, spinto dall'idea che un individuo dotato di un simile potere rappresenti, in ogni caso, una minaccia per il genere umano. Si innescherà così un duello tra i due mentre il genio miliardario Lex Luthor (Jesse Eisenberg) tesse nell'ombra un misterioso piano.
Attingendo a piene mani dal multiverso (multimediale) della DC (La morte di Superman, Injustice e sopratutto Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller), Zack Snyder mette in scena lo scontro, inizialmente ideologico e conseguentemente fisico, tra i due supereroi più famosi di sempre, nonché tra i più forti, tirando fuori un film debole sotto ogni punto di vista.
Convincono poco, innanzitutto, le motivazioni dietro l'agire di molti personaggi (il modo in cui Superman decide inizialmente di porsi nei confronti di un vigilante violento quale Batman, come il motivo per cui quest'ultimo, che persegue imperterrito il suo obiettivo di abbattere Kal-El, non batterà assolutamente ciglio nel momento in cui scoprirà l'esistenza di altri metaumani, per poi cambiare d'emblèe idea su Superman) fattore dal quale si origina una serie, che diviene sempre più serrata, di forzature e incongruenze (minori, certo, ma sempre molto presenti anche nella versione estesa) che si accumulano e pesano sulla pazienza dello spettatore come i macigni in una frana. Non si parla solo di plot hole ma dell'incapacità di porre le basi del racconto. Se Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons ci ha insegnato che avere un nemico comune può appianare i contrasti, qualcuno provi a spiegare qual è il piano del nemico comune di questo film, ossia Lex Luthor. Privo di una rotta precisa, il film arranca tra situazioni spesso improbabili, sterzando a babordo negli ultimi 40 minuti, disorientando e nauseando.
Gli attori (siamo giunti al sesto volto, cinematograficamente parlando, dietro la maschera del Crociato incappucciato) hanno tutti il giusto phisique du role (perché Ben Affleck come Batman, sebbene non altezza di alcuni suoi predecessori, ha i connotati giusti per il personaggio), per quanto riguarda invece la recitazione siamo su livelli lontani dall'accettabile, ma parliamo di personaggi, e di un film, per cui nel complesso non bisogna ricorrere certo al metodo Stanislavskij. Nota di merito per la meravigliosa Gal Gadot e la sua Wonder Woman, veramente accattivante.
Registicamente il mood del film è maggiormente azzeccato rispetto a L'uomo d'acciaio, alcune sequenze d'azione sono davvero coinvolgenti, ma è palese la carenza di forza e originalità nella direzione artistica, nonché una totale assenza di ritmo narrativo legata ad una dilatazione eccessiva dei tempi, vista la carenza di contenuti di qualsiasi tipo in quasi tutte le scene. Più ambizioso de L'uomo d'acciaio ma al contempo più debole e fallace, maggiormente raffazzonato e inconsistente. Se prendiamo a mente il rapporto mezzi/risultato, siamo in prossimità di un vero e proprio disastro qualitativo (non lo è totalmente solo perché hollywood nelle ultime due decadi è riuscita a partorire di peggio).
Il DC Extended Universe, giunto al suo secondo capitolo, sembra non convincere e non coinvolgere.
Incassate le dure stroncature lanciategli da gran parte di critica e pubblico per L'uomo d'acciaio, e preso atto del successo al botteghino inferiore alle aspettative (668 milioni non sono pochi ma ci si aspettava di sfondare il muro del miliardo), la Warner Bros. prosegue nella presentazione/delineazione del suo universo cinematografico dedicato ai supereroi in calzamaglia della DC Comics, portando in sala nel marzo del 2016 il secondo capitolo di questo franchise, ossia Batman v. Superman - Dawn of Justice, con Zack Snyder sempre saldamente al timone.
Dopo la distruzione provocata a Metropolis dallo scontro tra Superman (Henry Cavill) e il generale Zod (Michael Shannon), il miliardario Bruce Wayne (Ben Affleck), che segretamente opera a Gotham nei panni del vigilante mascherato chiamato Batman, decide di impiegare ogni sua risorsa per fermare l'ultimo figlio di Krypton, spinto dall'idea che un individuo dotato di un simile potere rappresenti, in ogni caso, una minaccia per il genere umano. Si innescherà così un duello tra i due mentre il genio miliardario Lex Luthor (Jesse Eisenberg) tesse nell'ombra un misterioso piano.
Attingendo a piene mani dal multiverso (multimediale) della DC (La morte di Superman, Injustice e sopratutto Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller), Zack Snyder mette in scena lo scontro, inizialmente ideologico e conseguentemente fisico, tra i due supereroi più famosi di sempre, nonché tra i più forti, tirando fuori un film debole sotto ogni punto di vista.
Convincono poco, innanzitutto, le motivazioni dietro l'agire di molti personaggi (il modo in cui Superman decide inizialmente di porsi nei confronti di un vigilante violento quale Batman, come il motivo per cui quest'ultimo, che persegue imperterrito il suo obiettivo di abbattere Kal-El, non batterà assolutamente ciglio nel momento in cui scoprirà l'esistenza di altri metaumani, per poi cambiare d'emblèe idea su Superman) fattore dal quale si origina una serie, che diviene sempre più serrata, di forzature e incongruenze (minori, certo, ma sempre molto presenti anche nella versione estesa) che si accumulano e pesano sulla pazienza dello spettatore come i macigni in una frana. Non si parla solo di plot hole ma dell'incapacità di porre le basi del racconto. Se Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons ci ha insegnato che avere un nemico comune può appianare i contrasti, qualcuno provi a spiegare qual è il piano del nemico comune di questo film, ossia Lex Luthor. Privo di una rotta precisa, il film arranca tra situazioni spesso improbabili, sterzando a babordo negli ultimi 40 minuti, disorientando e nauseando.
Gli attori (siamo giunti al sesto volto, cinematograficamente parlando, dietro la maschera del Crociato incappucciato) hanno tutti il giusto phisique du role (perché Ben Affleck come Batman, sebbene non altezza di alcuni suoi predecessori, ha i connotati giusti per il personaggio), per quanto riguarda invece la recitazione siamo su livelli lontani dall'accettabile, ma parliamo di personaggi, e di un film, per cui nel complesso non bisogna ricorrere certo al metodo Stanislavskij. Nota di merito per la meravigliosa Gal Gadot e la sua Wonder Woman, veramente accattivante.
Registicamente il mood del film è maggiormente azzeccato rispetto a L'uomo d'acciaio, alcune sequenze d'azione sono davvero coinvolgenti, ma è palese la carenza di forza e originalità nella direzione artistica, nonché una totale assenza di ritmo narrativo legata ad una dilatazione eccessiva dei tempi, vista la carenza di contenuti di qualsiasi tipo in quasi tutte le scene. Più ambizioso de L'uomo d'acciaio ma al contempo più debole e fallace, maggiormente raffazzonato e inconsistente. Se prendiamo a mente il rapporto mezzi/risultato, siamo in prossimità di un vero e proprio disastro qualitativo (non lo è totalmente solo perché hollywood nelle ultime due decadi è riuscita a partorire di peggio).
Il DC Extended Universe, giunto al suo secondo capitolo, sembra non convincere e non coinvolgere.

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